Racconti

Parola d’ordine: autentica purezza creativa.

  • Le mot juste

    Le mot juste

    Ho incasinato tutto. Il cursore lampeggiante sulla pagina bianca me lo ricorda da due ore. Ogni lettera che digito è fuori posto. Come me, in questo studio muto. Sfoglio gli appunti disordinati. Il passato è irriconoscibile nella mia storia, se escludo lei. E non me lo perdonerei, nemmeno se fosse solo autofiction.

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  • Sulla porta

    Sulla porta

    Ho cambiato molte case. Le ho sentite necessarie, ma nessuna insostituibile. A volte, ne rivedo alcune nei sogni. In uno in particolare mi trovo davanti a numerose porte, attraverso cui accedo a quei luoghi, con le persone di quei momenti e gli oggetti di cui mi circondavo.

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  • Ione

    Ione

    Desideravo sentire di nuovo l’odore del mare. Potermi immergere completamente nell’acqua salata infinita, invece che in una tinozza da cui restavano fuori o le ginocchia, la testa o i piedi. Come si fa a passare tutta la propria giovinezza nell’acqua e poi, da un giorno all’altro, dimenticarsela per sempre?

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  • Spada, cuore, serpe

    Spada, cuore, serpe

    L’albero di Natale era come lo ricordava. Le luci mantenevano un ritmo stabile. Non tremavano. Salendo le scale guardava le fronde di plastica che, a intermittenza, si coloravano di rosso e di blu. Nessun regalo sotto. Nessuno rallentava per guardarlo. «Le visite in casa protetta sono dalle quattordici alle diciotto», aveva detto la direttrice al…

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  • La rivoluzione

    La rivoluzione

    Eccomi. Sono qui, seduto a guardare un cane che non è mio. Questo cane, una specie di bracchetto dalle zampe corte, di cui non conosco neppure il nome, ha appena finito di mangiarsi la mia pelle. Ora, credo che sarebbe gentile da parte vostra chiedermi chi io sia e come, a questo punto, sia finito…

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  • Ciò che resta

    Ciò che resta

    Il piccolo display della mia fidata Canon rimanda le immagini registrate ieri all’avamposto. Ballano, sgranate. Sento ancora i granelli di sabbia sulle labbra. Sullo schermo, Jovan. Mentre la inquadro, sorride. È un sorriso troppo fermo per essere vero. Sullo sfondo un cane abbaia lontano, gli odori si accumulano – fumo, cenere, il rancio.

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  • Il racconto perduto

    Il racconto perduto

    Il pensiero torna sempre là, al primo racconto, scritto su per giù a metà degli anni Ottanta. Avevo appena compiuto vent’anni ed ero iscritta alla facoltà di Magistero, corso di laurea in Pedagogia. Quando mi immatricolai non sapevo ancora che, qualche anno dopo, quell’indirizzo di studi non sarebbe più esistito. Ma soprattutto non sapevo che…

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  • La treccia

    La treccia

    Ho dodici anni e mi sto godendo l’estate tra la seconda e la terza media. È un pomeriggio molto caldo, me ne sto chiusa in camera e cerco di distrarmi immaginando cosa si stiano raccontando le cicale col loro frinire incessante. Vuoi dirmi una volta per tutte che cos’hai? Dillo che non mi sopporti più.…

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  • L’Ulisse

    L’Ulisse

    Se guardo in basso, verso la valle centrale, vedo una cappa giallastra stendersi da ovest a est, seguendo la curvatura delle pendici. Sotto quel velo insalubre si scorge il profilo frastagliato di un territorio fatto di poche case, tutte chiuse da alti recinti allarmati, larghi spiazzi per l’atterraggio delle navicelle commerciali, capannoni sgangherati, vecchie centrali…

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  • Cinque giorni al mese

    Cinque giorni al mese

    Nemmeno il profumo del caffè riusciva a scalfire l’irritazione di Luca. Cercava di cambiare posizione con discrezione, senza staccare le chiappe dallo sgabello né tradirsi con una smorfia per i crampi. Ogni tanto gettava occhiate sbilenche ai colleghi per captare qualche segnale di pericolo, ma quelli continuavano a berciare di moduli fiscali e rigori mancati.

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  • Cuore celato

    Cuore celato

    Luna rilesse il messaggio della collega: «Ho riposto il tuo materiale in una scatola e l’ho lasciata nell’aula di sostegno». La data risaliva al ventisei giugno: una settimana fa. Aveva atteso l’inizio del mese per tornare a scuola. Voleva essere sicura di non incontrare nessuna collega, non voleva spiegare la sua assenza.

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  • La casa vicino al mare

    La casa vicino al mare

    L’ultima volta che l’ho visto stava andando via sulla sua barca. Non c’è stato alcun dramma nel nostro addio, solamente silenzi e tanti sguardi: indignati, delusi, indispettiti e, di tanto in tanto, preoccupati. «Chi, come te, non è fatta per le passioni forti, non è fatta neanche per gli addii drammatici», mi ha detto sprezzante…

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  • Nella galassia delle volpi

    Nella galassia delle volpi

    Lija Mäkinen si aggirava per le corsie a caccia di sconti e biscotti al cioccolato. Il supermercato era semideserto a quell’ora e lei riusciva sempre ad accaparrarsi le offerte migliori. Oltrepassò il banchetto degli addobbi di Natale e girò a sinistra. I tacchi dei suoi stivali sformati ticchettavano contro il pavimento lucido.

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  • La collisione sbagliata

    La collisione sbagliata

    Un triangolo. Quando mi guardi dalla finestra della tua classe, al terzo piano della scuola, le tue braccia formano un triangolo. Ricordo quando ci siamo incontrati, anche se tu non mi hai vista. Siamo alla stazione centrale e stiamo per partire per l’ultima gita scolastica della nostra vita. Hai tutto? Portafoglio, cellulare, soldi?

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  • Dove finiscono i fiori

    Dove finiscono i fiori

    La luce dei lampioni di via Madama Cristina si riflette sui binari appena lucidi del tram. Lucia attraversa le strisce pedonali sotto una pioggia leggera. È quel genere di pioggia che non bagna subito, ma dopo un po’ la fa sentire stupida, perché questa mattina, prima di lasciare casa, si è scordata di controllare il…

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Quando qualcuno chiede di cosa parla una storia, l’unica cosa giusta è dirgli di leggere la storia.

Flannery O’Connor