-

Quando ti ho rivista | Aspettarsi
Finalmente è morta. Non la vedevo ormai da cinque anni, da quando sono uscito di casa mentre lei era andata a trovare papà al cimitero. Ci andava ogni mattina e gli portava dei fiori. I crisantemi bianchi, rigidi e affollati, che sembravano scolpiti nel gesso: ogni petalo, opaco e un poco ruvido al tatto, si…
-

Il negozio del tempo
Si guardava le scarpe, Ettore. O almeno così sarebbe parso a un osservatore distratto. Avanzava lento, con quell’andatura che sembrava più trascinata che voluta. Le spalle curve, le mani intrecciate dietro la schiena, e la sensazione che fosse l’asfalto a spingerlo avanti, non i suoi piedi.
-

AMI
«Signora, se fosse successo un paio d’anni fa» una voce maschile, autorevole, «suo figlio a quest’ora sarebbe in una cassa di legno sottoterra.» Brusio, voci lontane, passi, voci più vicine. «Scusi la franchezza. Ma voi dovete avere chiara la situazione.» Le palpebre non si alzano.
-

Memoria adesiva
La signora Ada si svegliò un giorno con l’idea di smettere di avere un frigorifero anonimo. Lo trovava volgare nella sua nuda liscezza, superficie meramente destinata a respingere impronte di dita unte. «Troppa serietà, sembri il Papa a un matrimonio civile» gli disse.
-

L’Acchiappanime
Il fumo della cicca riempie l’aria davanti a me. La minigonna sopra alle calze a rete e il piccolo top sbiadito coprono decisamente poco di quello che ho da offrire. Ma non mi importa, è solo il modo in cui ho deciso di apparire questa volta. Sono annoiato, questo lavoro non mi dà più stimoli…
-

In sospeso tra due battiti
Sono le undici di sera, ma non vai mai a dormire prima dell’una, quando i sogni riescono a vincere la loro quotidiana battaglia con i pensieri della vita. Prendo il più profondo dei respiri prima di affidare il mio futuro a un ultimo tap sullo schermo. Invio il messaggio nella nostra chat.
-

Il cacciatore di angeli
Mi piace leggere i libri usati. Quelli ingialliti dal tempo, consumati dalla lettura e magari macchiati di caffè o tè. Capita di trovarci delle note a matita. Per lo più si tratta di parole insignificanti: impegni da ricordare, liste della spesa, o semplici scarabocchi. Di rado, commenti al testo.
-

Chiglie
Al fischio ruvido dalla banchina, il traghetto ritira la passerella. Annunciato dal display che già si aggiorna. Incurante delle mani protese a salutare. Macina i primi flutti. Molle. Prende le misure sulla corrente. Senza fretta. Poi si lancia sull’allungo, aumentando il beccheggio.
-

Vado a casa
Durante l’adolescenza ebbi per amico un personaggio pittoresco, un ragazzo che parlava un po’ in dialetto veneto e un po’ in italiano, che bestemmiava a tutto spiano ma senza fantasia, e quando ruttava esclamava: «Questa gera ea cena de ieri sera» oppure «Questa gera ea coeassion».
-

L’ultimo dialogo
Ho bisogno di parlarti. Ti ho cercato ovunque; avrei rinunciato se non avessi letto di Oleg Mandic e di come, ad Auschwitz, continuasse a conversare con le persone che gli svanivano intorno, rivolto alle foglie di una betulla. Gli ho creduto.
-

Il silenzio di Dio
Anche un morto da vegliare avrebbe aspettato il canto del gallo. Così, in quell’ora giovane che precede l’alba, quando tutti i rumori del mondo tacevano, don Giovito aspettava in ginocchio sulla nuda pietra un segno che rompesse quel silenzio.
-

Sono solo parole
Sono su una poltrona di spine. Mi sforzo di apparire disinvolta, mentre Lidia snocciola pensieri su una vita che non la soddisfa. Stringe le braccia sottili intorno al cuscino, pois neri per i giorni tristi.
-

Il vagabondo delle parole
Lo zio è al tavolo, davanti al suo solitario. La notte ricopre il salone a poco a poco. Perché non sta in cucina con il camino acceso? Fa così freddo qui. Da che ho memoria non l’ho mai sentito parlare.
-

These are the days
Il cortile si riempie di chiacchiere e facce da Instagram. Faccio un tiro, la cenere cade sul quaderno da disegno e vola via, come i migliori giorni della mia vita in questo cazzo di liceo. Liscio la matita sul foglio e tratteggio il viso di Azzurra.
-

Odio su tela
Compresi cosa dovevo fare mentre ero in un pub, una sera come tutte le altre. C’era fracasso dentro e fuori: fra gli avventori ubriachi e le pantegane che cercavano tra la spazzatura nel vicolo, non so cosa fosse peggio. Detestavo quel posto, come tutti gli altri.
“Quando qualcuno chiede di cosa parla una storia, l’unica cosa giusta è dirgli di leggere la storia.”
Flannery O’Connor

