Racconti

Parola d’ordine: autentica purezza creativa.

  • In sospeso tra due battiti

    In sospeso tra due battiti

    Sono le undici di sera, ma non vai mai a dormire prima dell’una, quando i sogni riescono a vincere la loro quotidiana battaglia con i pensieri della vita. Prendo il più profondo dei respiri prima di affidare il mio futuro a un ultimo tap sullo schermo. Invio il messaggio nella nostra chat.

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  • Il cacciatore di angeli

    Il cacciatore di angeli

    Mi piace leggere i libri usati. Quelli ingialliti dal tempo, consumati dalla lettura e magari macchiati di caffè o tè. Capita di trovarci delle note a matita. Per lo più si tratta di parole insignificanti: impegni da ricordare, liste della spesa, o semplici scarabocchi. Di rado, commenti al testo.

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  • Chiglie

    Chiglie

    Al fischio ruvido dalla banchina, il traghetto ritira la passerella. Annunciato dal display che già si aggiorna. Incurante delle mani protese a salutare. Macina i primi flutti. Molle. Prende le misure sulla corrente. Senza fretta. Poi si lancia sull’allungo, aumentando il beccheggio.

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  • Vado a casa

    Vado a casa

    Durante l’adolescenza ebbi per amico un personaggio pittoresco, un ragazzo che parlava un po’ in dialetto veneto e un po’ in italiano, che bestemmiava a tutto spiano ma senza fantasia, e quando ruttava esclamava: «Questa gera ea cena de ieri sera» oppure «Questa gera ea coeassion».

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  • L’ultimo dialogo

    L’ultimo dialogo

    Ho bisogno di parlarti. Ti ho cercato ovunque; avrei rinunciato se non avessi letto di Oleg Mandic e di come, ad Auschwitz, continuasse a conversare con le persone che gli svanivano intorno, rivolto alle foglie di una betulla. Gli ho creduto.

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  • Il silenzio di Dio

    Il silenzio di Dio

    Anche un morto da vegliare avrebbe aspettato il canto del gallo. Così, in quell’ora giovane che precede l’alba, quando tutti i rumori del mondo tacevano, don Giovito aspettava in ginocchio sulla nuda pietra un segno che rompesse quel silenzio.

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  • Sono solo parole

    Sono solo parole

    Sono su una poltrona di spine. Mi sforzo di apparire disinvolta, mentre Lidia snocciola pensieri su una vita che non la soddisfa. Stringe le braccia sottili intorno al cuscino, pois neri per i giorni tristi.

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  • Il vagabondo delle parole

    Il vagabondo delle parole

    Lo zio è al tavolo, davanti al suo solitario. La notte ricopre il salone a poco a poco. Perché non sta in cucina con il camino acceso? Fa così freddo qui. Da che ho memoria non l’ho mai sentito parlare.

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  • These are the days

    These are the days

    Il cortile si riempie di chiacchiere e facce da Instagram. Faccio un tiro, la cenere cade sul quaderno da disegno e vola via, come i migliori giorni della mia vita in questo cazzo di liceo. Liscio la matita sul foglio e tratteggio il viso di Azzurra.

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  • Odio su tela

    Odio su tela

    Compresi cosa dovevo fare mentre ero in un pub, una sera come tutte le altre. C’era fracasso dentro e fuori: fra gli avventori ubriachi e le pantegane che cercavano tra la spazzatura nel vicolo, non so cosa fosse peggio. Detestavo quel posto, come tutti gli altri.

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  • Rintocchi sospesi

    Rintocchi sospesi

    Noemi tornò al paese che aveva lasciato sette anni prima in una mattina di maggio, quando le ginestre avevano iniziato a sporcare l’asfalto con i loro fiori gialli. Allora era salita su un treno con la madre e due valigie leggere, giurando a sé stessa che non avrebbe mai più respirato quell’aria immobile.

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Quando qualcuno chiede di cosa parla una storia, l’unica cosa giusta è dirgli di leggere la storia.

Flannery O’Connor