Questi? Sono fiori per mia mamma. È morta l’anno scorso. Santa donna! Aveva un’età e ormai non c’era quasi più con la testa, ma è morta in pace.
Le dispiace se chiudo il finestrino? L’aria addosso così poi mi fa venire la cervicale.
Le dicevo. Una vita dedicata alla famiglia. Da ragazza era proprio bella e così ben educata. I miei nonni non hanno fatto fatica a trovarle un buon partito. Babbo era un uomo distinto, con una posizione, lui lavorava da quando era ragazzo. Aveva un’impresa sua, nell’edilizia. Ha fatto la guerra e quando è tornato si è dato subito da fare per aiutare a ricostruire.
Mia mamma era bella. Lui ha visto questa ragazzina, si è innamorato e l’ha chiesta in moglie. Mia mamma è stata fortunata. Non ci sono più matrimoni come quelli. Basati sui valori della famiglia e sul rispetto.
Ma babbo è morto giovane. Tutte le amiche della corte avevano quattro o cinque figli e un marito che portava il pane in tavola. Mia mamma, poverina, andava a lavorare, per farmi studiare e non farmi mancare niente.
Ma io non ero sola eh. Erano altri tempi, quelli. Per fortuna nella nostra corte erano tutte famiglie per bene. Erano come zie e cugini per me, una grande famiglia. Andavamo a messa e a catechismo, avevamo valori sani, giocavamo in strada e zia Gemma, quella col marito ricco, aveva la televisione e qualche volta ci faceva vedere Carosello.
Mamma si era anche presa la patente e una macchina, non c’era mai, giusto la sera. Ma lo faceva per me e io sono venuta su bene comunque.
No, no, lei non si è mai risposata, non voleva disonorare la memoria di babbo. Come poteva sostituirlo? Dove lo trovava un altro così? E poi c’ero io, non poteva mettersi in casa un uomo estraneo con una figlia femmina, anche se io ero così buona. Non avrei dato proprio problemi. Invece a me è toccata una figlia sciagurata! È il Signore che mi mette alla prova! L’abbiamo chiamata Agata. Vuol dire buona, amorevole. E invece! Dice cose che non so come le vengano in mente certe oscenità. Una donna fatta e finita e ancora le devo stare addosso. Continua a dire che per nonna Tilde, mia mamma, è stata una benedizione rimanere vedova così presto e che non si è risposata perché non voleva un altro marito da cui dipendere. Ma che ne sa lei? Mia mamma nei suoi ultimi anni era fuori di testa, chissà cosa le ha detto.
Ma è colpa mia, sa? È il mio più grande rimpianto. Io volevo essere come lei. Lavorare, assieme a mio marito, per garantire un futuro ad Agata, farla studiare, non farle mancare niente, come mia mamma aveva fatto con me. Ma i tempi erano cambiati. Ho lasciato mia figlia a crescere con mia mamma, una donna per bene, anziana. Ma non era più come negli anni ’50, quando ero ragazzina io. Ora anche nelle corti ognuno si fa i fatti suoi. E mia mamma forse aveva già perso la ragione e non me ne sono accorta. Il Signore lo sa.
Erano sempre in città. Prendeva la sua macchinina, caricava Agata dopo la scuola e andava da questa Sabina, un’amica sua che era rimasta vedova anche lei.
Erano bambine assieme nella nostra corte, ma quando Sabina si è sposata suo marito l’ha portata in città. Una bella famiglia, Dio li ha benedetti con tre figli e una vita lunga. Con mamma siamo andate un paio di volte all’anno a vedere come si erano sistemati in città ma quell’ambiente non era per me. I figli grandi erano maschi e non era decoroso per me essere l’unica femmina in mezzo a due uomini fatti. La figlia femmina, Nina, era troppo piccola e finivo a guardarla io. Poi il marito è morto, i figli grandi sono andati via di casa ed è rimasta solo Nina con sua mamma. Sono sempre state gentili con Agata, per carità. Anche troppo. Dopo mi è venuto il sospetto che siano state loro a mettermela contro. Hanno assecondato la demenza di mia mamma e minato i sani valori con cui ho instradato mia figlia.
Quando Sabina è morta, che Dio l’abbia in gloria, mia mamma quasi metteva il lutto stretto. Mi sembra esagerata una reazione simile per una che non è neanche di famiglia, non le pare? Quando è morta nonna Ida, la mamma di mio babbo, il lutto stando in casa non l’ha tenuto però.
Poi un giorno l’ha chiamata quella Nina e ha invitato lei e Agata in città. Dice che andavano a un museo. Per distrarla. E mia mamma cosa fa? Ci va! Io per settimane le sono stata accanto, ho pregato per lei ogni giorno. Ho chiesto al nostro prete di portarle la comunione a casa e lei non l’ha fatto neanche entrare, nemmeno si è degnata di accompagnarmi a portare i fiori sulla tomba di babbo. Poi la chiama una estranea e lei si mette il vestito buono e parte.
Ma va bene, eh. Va bene. Io ho pregato e il Signore non risponde alle preghiere sempre come vogliamo noi. Lui ha le sue vie.
Se lei è uscita per andare a un museo con sua nipote e un’estranea a me sta bene. Me la sono fatta andare bene.
Scusi se mi sventolo ma l’aria chiusa del pullman poi mi fa venire la nausea.
Comunque una non può avere delle difficoltà in famiglia che le malelingue sono subito pronte a ricamarci sopra.
Mia mamma ultimamente era un po’ esaurita e me ne sono fatta una ragione, ma è impossibile che sia andata alla parata, quella dei gay. Mia mamma era una donna distinta, un po’ fuori di testa con la vecchiaia ma era una femmina d’altri tempi. Dai valori di altri tempi. Figuriamoci se alla sua età sarebbe andata a mischiarsi con dei peccatori volgari e appariscenti. Quello è abominio agli occhi di Dio e mia madre era una donna timorata. Chi dice di averla vista al TG è solo una pettegola malevola. Sappiamo come sono quelle beghine. Si mettono al primo banco a sentire la messa e poi dalla stessa bocca con cui lodano Nostro Signore fanno uscire cattiverie sul prossimo. Ma solo il Signore può giudicare e ognuno avrà quel che si merita.
Si figuri tutto quello che non mi dicono alle spalle quando mi vedono uscire presto di casa e fare tutta questa fatica per andare in città.
Capisce però che questo mia madre non me lo doveva fare? Comprarsi un loculo nel cimitero monumentale in città senza dire niente. Mettermi contro mia figlia.
Sono sempre stata l’ultima a sapere le cose. Dovevo farla seppellire vicino a babbo e ora anziché nella cappella di famiglia mi tocca prendere il pullman e portarle i fiori in un loculo vicino a questa Sabina.
Che va bene tutta l’amicizia ma non fa parte della famiglia, non era nemmeno una famiglia credente quella, non andavano in chiesa nemmeno per le feste comandate. Mia mamma. Sepolta con quella gente!
Non mi faccia agitare che non voglio sciupare i fiori. Che poi scendo alla prossima. Se mi schiaccia il pulsante per favore.
Ma io che devo fare? Il Signore mi sta mettendo alla prova. Forse questa sofferenza è il mio fuoco purificatore per entrare in Paradiso. Mia madre che non mi dice più niente, mia figlia che mi volta le spalle. Ma va bene così, sia fatta la volontà del Signore, io non mi lamento. Sopporto in silenzio, io.
Tante care cose!


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