Atti di ribellione

Era già la settima volta che il nonno si avvicinava alla finestra e scostava la tenda, risedendosi subito dopo davanti alla sua Settimana Enigmistica, senza parlare.
Laura le aveva contate. Sette volte. Scelse dal mucchietto che aveva davanti a sé un confetto rosa e lo allineò vicino agli altri. Sette confetti rosa. Sette piccole cornici sulla credenza. Sette minuti alle cinque. Amava il numero sette, e lo cercava ovunque, incessantemente. Toccò i sette confetti con la punta dell’indice, contando a mente.
«Non giocare con il cibo, Lalla» la rimproverò bonariamente il vecchio, senza convinzione. «Alla tua età, facevo a turno con i miei fratelli per raccogliere le poche briciole di pane che rimanevano sulla tovaglia. Così, guarda.» Si inumidì con la lingua l’estremità del polpastrello e lo premette sul tavolo, intrappolando una briciola immaginaria.
La bambina annuì seria e pensò che il nonno doveva aver avuto un’infanzia molto felice, con tutti quei fratelli. Anche se il gioco delle briciole le sembrava sciocco. Lei, invece, era figlia unica e, per intrattenere costantemente il suo piccolo cervello sempre in movimento, si era inventata un mondo fatto di numeri. Soprattutto di sette.
«Quanti eravate?» chiese, puntandogli lo sguardo sulle scapole. Il vecchio si era alzato di nuovo e guardava ancora verso la strada.
«Cinque, Lalla. Eravamo cinque. Ora sono rimasto solo io.»
«Oh.» Laura si sentì delusa. Sette sarebbe stato meglio. Come in quel film dove cantavano e ballavano e avevano vestiti colorati. Pescò dal mucchietto un confetto verde e iniziò una nuova riga colorata, esattamente sotto i sette confetti rosa.
Chissà se il nonno si sarebbe alzato un numero di volte multiplo di sette.
Sette, quattordici, ventuno, ventotto. Non vedeva l’ora di compiere i suoi primi sette anni. Mancava poco.
Il telefono squillò. Il nonno si diresse verso il mobiletto dell’ingresso, strisciando a terra le ciabatte sformate.
«Pronto. Ciao. Sì, è tornata, va tutto bene. A che ora vieni a prendere la bambina? D’accordo, a dopo.»
Quando tornò al tavolo della cucina, si lasciò cadere sulla sedia e si prese la testa fra le mani.
«Hai detto una bugia» disse Laura seria. Ma lui non rispose. Sospirò forte, poi si rialzò, arruffò stancamente il corto caschetto della nipote e si diresse ancora alla finestra.
Laura mise un altro confetto verde accanto al primo, sotto al confetto rosa numero due.
«Oh, finalmente!» lo sentì esclamare. Lei alzò la testa dai suoi confetti, felice.
Il nonno aprì il portoncino blindato con un clangore festoso e attese sul pianerottolo. Il ronzio dell’ascensore annunciò il ritorno della nonna.
Le tolse le borse dalle mani con sollecitudine e la guidò in casa tenendola con premura per un gomito. La aiutò a sfilarsi il cappotto color cammello e il foulard. Laura notò che, quando sorrideva, il nonno era più bello, anche se quei denti nuovi che gli aveva fatto il dentista erano decisamente troppo grandi per i suoi lineamenti, svuotati dall’età.
La nonna entrò in cucina e baciò Laura sulla testa. Le porse alcune figurine illustrate. Laura, prima di esaminarle, le contò.
Sette.
Le si gonfiò il petto di gioia. Erano sette diversi santi. La nonna, quel pomeriggio, doveva aver visitato sette diverse chiese. Un record anche per lei, che spariva per ore, camminando in lungo e in largo per la città.
Il nonno controllò le borse che la nonna aveva portato con sé, e il sorriso svanì.
Sparì nella zona notte del piccolo appartamento e ne riemerse qualche minuto più tardi, a mani vuote.

Sette anni più tardi

Laura tamburellava con le dita sulla coscia, sempre più in fretta. Detestava quel cappottino nero. Detestava quelle scarpe di vernice nera. E detestava il cerchietto di velluto che le stringeva dietro le orecchie.
L’odore acre dell’incenso le pizzicava ancora le narici e si sentiva stordita.
Niente era andato nel verso giusto, quel giorno.
Le corone di fiori erano tre. I ceri sull’altare quattro.
Strinse tra le dita la figurina plastificata del nonno. Non la guardò. La accarezzò e basta.
Finalmente vide apparire l’auto di papà, che emergeva dal parcheggio sul retro della chiesa. Alzò una mano. Lui accostò. Quando ebbe preso posto, le chiese se se la sentiva di fare un salto a casa dei nonni.
«Giusto dieci minuti, devo recuperare alcuni documenti. Che ne dici?»
Lei aveva annuito. Almeno avrebbe potuto contare di nuovo le sette cornici sulla credenza, e i sette piattini di ceramica appesi nel tinello.
La nonna sapeva come farla sentire a suo agio. Anche se non c’era più.
Una volta nell’appartamento, Laura attese che suo padre cercasse quei documenti nel mobile del corridoio, e nel frattempo si spostò nella camera dei nonni.
Il vaso di vetro con le caramelle Rossana era sempre lì, sul cassettone. Le contò. Erano nove. Ne mangiò due. Ora andava meglio.
L’anta dell’armadio era socchiusa: sentì di doverla aprire. Infilò un dito nella fessura e la spalancò. Quella cigolò dolente.
Il suo sguardo fu subito catturato dall’insolito contenuto. Ombrellini. Molti ombrellini. Più di sette, lo vedeva a occhio. E posacenere. Molti più di sette. Più di quattordici. Più di ventuno. E una pila ordinata di tovaglie plastificate a motivi floreali. Incalcolabili.
E, sopra tutti quegli oggetti messi vicini senza alcun criterio apparente, un mucchietto di foglietti colorati, tenuti insieme con delle graffette. Laura li prese e li scrutò.
Non le ci volle molto per capire cosa fossero.
Sanzioni.
Dozzine di sanzioni. Le sfogliò trattenendo il respiro. La parola più presente in tutti quei foglietti era “furto”.
Laura guardò verso la porta della stanza, controllando che suo padre non avesse fatto capolino, poi si concentrò nuovamente su quelle multe. Erano vecchie di anni. Ed erano tutte a carico della nonna. Tornò a osservare gli ombrellini, i posacenere, le tovagliette.
Si ricordò dei lunghi pomeriggi in cui la nonna vagava per Verona, da sola. Le raccontava spesso che amava girovagare per Piazza Bra.
E Piazza Bra era piena di locali con tavolini all’aperto. Con tovaglie fiorate. Con posacenere.
E gli ombrellini? Le venne in mente che durante i pellegrinaggi nelle chiese, poteva averli trovati al loro ingresso.
La nonna non c’era più da cinque anni, e il nonno l’aveva appena seguita.
Avrebbe potuto non pagarle. Avrebbe potuto portare alla Polizia Locale i documenti sanitari della nonna che attestavano un principio di Alzheimer, la cleptomania che ne era seguita.
Ma il senso di vergogna, e forse anche l’amore, avevano prevalso. Lei appariva così felice dopo quelle sfiancanti passeggiate, al principio della malattia.
E lui era riuscito a nasconderla a tutti per molto tempo. Forse anche a lei stessa.
Per cinquant’anni era stata schiava delle gravidanze, dei muri di casa, dei tortellini della domenica. E degli sbalzi d’umore di un marito che, in gioventù, aveva spesso preferito l’alcol a lei. Aveva visto morire tre dei sette figli che aveva partorito. Aveva visto scappare la sua unica figlia, non appena aveva compiuto la maggiore età. E tutto questo, senza mai emettere un lamento. Senza mai fare una richiesta.
Quei pomeriggi solitari nella sua città invasa dai turisti erano l’unica gioia privata che si era ritagliata durante gli ultimi anni della sua vita.
Il suo atto di ribellione dolce, tardivo. Sicuramente inconsapevole.
E lui, per una volta, l’aveva protetta.
Laura sentì finalmente pizzicare gli angoli degli occhi, e si permise di piangere.
Contò sette sanzioni e se le mise in tasca.
Poi richiuse l’armadio. Asciugò il viso sulla manica del cappotto e tornò nella zona giorno di quel piccolo appartamento dei nonni, che di lì a breve sarebbe stato sgomberato e rivenduto.

Commenti

13 responses to “Atti di ribellione”

  1. Alessia Sparaco

    Ciao Nilla. Il tuo racconto mi ha proprio colpito. È perfetto, non gli manca niente. La ciclicità del numero 7 che ci accompagna dall’inizio alla fine rende naturale affezionarsi alla bambina e ai suoi nonni. La narrazione è fluida, riesce a mostrare senza dire. Il finale è un colpo che arriva forte e chiaro. Ferisce ma in modo raffinato. Una storia in grado di generare forti emozioni in poche righe. Davvero brava, complimenti!

  2. Che coltellata, mi ha spezzato il cuore.

    1. Nilla

      Grazie della tua opinione, spero non sia troppo grave questo infortunio di lettura 💔🥹

  3. davideruscelli

    Condivido anch’io la stessa ossessione di Laura: in matematica il 7 è un “numero felice”. Scherzi a parte, la storia dietro la storia svelata dalla curiosità di Laura è l’elemento che dà tridimensionalità al racconto, ti faccio i miei complimenti. Dietro cioè una apparente linea narrativa principale se ne nasconde un’altra e averla scoperta attraverso gli occhi della ragazza, attraverso il suo inespresso dolore di nipote, ha reso più vera e vivida la malattia della nonna: la tragedia di una donna alla quale il marito ha tolto l’autodeterminazione di sé stessa e l’Alzheimer la cognizione dei suoi istinti.

    1. Nilla

      Grazie di cuore Davide per aver dedicato del tempo al mio racconto 🤍

  4. Matilde

    Un racconto bellissimo, ben scritto e intenso. Impossibile non lasciarsi catturare e non incuriosirsi leggendo le parole di una bambina. Il non-detto è dosato in modo magistrale e si svela piano, ma allo stesso tempo giunge come uno schiaffo. La verità non più filtrata dagli occhi dell’infanzia e l’amore che assume più forme di quante ci si può aspettare, nonostante tutto.

    1. Nilla

      Grazie Matilde 💕

  5. Racconto scritto davvero bene. Pulito ed efficace. Con quel continuo guardare fuori del nonno viene messa subito in scena l’inquietudine domestica di qualcosa che sta accadendo ma che viene trattenuta, non detta. Si percepisce che qualcosa non torna, e forse lo percepisce anche Laura che utilizza la compulsione di contare per tenere sotto controllo quel disagio palpabile ma non espresso. La scoperta da parte di Laura, sette anni dopo, di quell’inventario di oggetti rubati, messi lì come l’altare di una vita che si è sgretolata un centimetro alla volta, è una trovata forte e toccante. Come ha detto giustamente Isabella, è molto riuscita la scena finale quando Laura conta le sette sanzioni e le mette in tasca, il suo personale modo di dare ordine alle cose fuori posto. Brava Nilla!

    1. Nilla

      Grazie delle tue parole Laura 💝

  6. Leyla

    Un racconto raffinato. Mi è piaciuto molto. La forza del testo sta nel non-detto: nella vergogna taciuta, nella protezione silenziosa, nella dolce ribellione della nonna. Una storia che tocca senza mai forzare, lasciando emergere l’umanità attraverso piccoli gesti. Complimenti Nilla! Non so quante volte ho aperto anch’io i cassetti di mia nonna.

    1. Nilla

      Grazie Leila del tuo tempo e della tua attenzione gentile 💖

  7. Isabella Cudazzo

    L’autrice mi aveva già conquistata con la scelta del numero sette, ma il modo in cui lo utilizza nella narrazione è davvero brillante. Sette è un numero magico con cui la protagonista tenta di mettere ordine nel mondo, salvo poi scoprire il disordine nascosto. Ho apprezzato molto anche la scelta finale: conta sette sanzioni e se le mette in tasca, quasi a voler ristabilire un equilibrio tutto suo.

    1. Nilla

      Isabella grazie di cuore

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