Make-up

Mi hanno detto di rimanere in questa stanza perché fuori “c’è una cosa brutta che è meglio non vedere”. Ma lo so che parlano della nonna. Ho tredici anni, non quattro. La casa si è riempita di persone: non capisco cosa dicano e chi siano, ne sento solo un brusio diffuso dal piano di sotto. 
Mi incanto a guardare fuori dalla finestra, una cosa che mi succede spesso e che non va tanto a genio ai miei professori. 
A me e alla nonna, invece, piaceva sempre osservare il cielo. Ce ne stavamo sedute in veranda davanti al giardino e contemplavamo quel blu infinito. 
«Il blu è il mio colore preferito. Mi calma. Una sera chiedi alla mamma se puoi fermarti a dormire qui, così vediamo le stelle, che ne pensi?» così mi aveva detto.
Ma a vedere le stelle insieme non ci eravamo mai arrivate. 
Il rumore della porta che si spalanca mi risveglia dai miei pensieri e mi riporta alla realtà: è la zia. 
«C’è bisogno di te di sotto. ORA, veloce!»
Mi prende per un braccio. Non c’è cattiveria o violenza in quel gesto. Credo sia solo preoccupazione. Credo. 
Deve aver notato il mio sguardo interrogativo perché aggiunge: «Bisogna truccare la nonna prima che la camera si apra al pubblico e tu sei l’unica a saperlo fare in questa famiglia». 
Non stento a crederlo, ancora ricordo quanto ci fossimo divertite a truccarla al suo compleanno. Le avevano fatto tutti i complimenti, insomma era bellissi–
«Allora? Dai vieni, per favore.» 
L’impazienza della zia mi sovrasta.
La guardo meglio: forse è lei che avrebbe bisogno di un po’ di trucco, potrebbe apparire più serena e meno agitata. Ma non vorrei ferirla dicendole che quell’ombretto dorato su mezzo occhio non può nascondere la notte insonne che deve aver appena trascorso. Quindi le dico solo: «Ora posso uscire?»
«NON è il momento di fare polemiche!»
Non so se ridere o piangere. 
Afferro la mia pochette, prendo un bel respiro ed esco. Attraversiamo il salotto già pieno di gente ed entriamo in una stanzetta adiacente. 
La nonna ha un aspetto orribile. 
«Ci avevano detto che l’avrebbero truccata loro e invece non hanno fatto niente! Fai quel che puoi, ma cerca di farlo al meglio delle tue possibilità, ti prego. Non voglio che si ricordino di lei così.» 
La zia esce e mi lascia sola. O meglio, con la nonna.
Decido che per superare la situazione devo spegnere il cervello e truccare la persona davanti a me (si può sempre chiamare persona?) come se fosse ancora la mia nonna, che mi faceva le lasagne al forno piene di ragù e le pizze agli spinaci. 
Sta solo dormendo. 
Mi sforzo di pensare che tra poco, con il mio make-up, si alzerà, si vestirà elegante, si metterà la sua collana di perle e si presenterà alla sua festa di compleanno: novantaquattro anni. Tutto andrà bene, il trucco che ho in mente la farà brillare. 
Prendo il siero viso, lo applico sulle prime due dita. Mi avvicino. La pelle ha un colore verdognolo. Sotto gli occhi invece è diventata nera. Servirà più correttore qui sotto. Spargo il siero. È così liscia e delicata… Mi rendo conto che sto invidiando la pelle di un cadavere e torno a spegnere il cervello. Le metto una crema idratante, anche se ormai c’è ben poco da idratare. Poi è il turno del fondotinta. Ne scelgo uno del colore che le si avvicina di più. Non che si avvicini di più al verde, ma magari alla sfumatura delle mani, che non assomigliano a quelle di una morta. Le ha sempre avute così belle… Correttore, un po’ di illuminante, cipria. Rimmel. Matita nera, un po’ sfumata. Le piaceva, me lo ricordo. E poi la matita per il contorno labbra. 
Ne prendo una rossa, è quella che uso spesso anch’io. La punta sta per sfiorare il labbro superiore ma… Ho visto bene? Non è possibile. Non può essere. 
È stato solo per una frazione di secondo ma… Un movimento facciale.
Mi guardo intorno, nessuno dietro di me. Mi concentro di nuovo sulla bocca della nonna, che ora sembra stare molto meglio: la base le ha già dato un colorito diverso. Decido di riprovare con la matita per le labbra, sto per accostarmi ma… Le labbra si muovono di nuovo. Sembrano increspate. Mi stanno facendo una smorfia di disappunto.
La nonna mi sta disapprovando
Mi allontano un attimo, stropiccio gli occhi. La guardo. Magari è in disaccordo con il colore che ho scelto. 
Prendo un’altra matita, questa volta di un rosa accennato, nemmeno si vede. Impercettibile. La tempero, mi avvicino di nuovo e… le labbra si increspano con più decisione. Non posso credere ai miei occhi. Magari è un riflesso corporeo in ritardo, magari c’è ancora del sangue in circolo, non lo so. Non sono mica un medico legale. Non mi intendo molto di morti. Anzi, non ne ho mai visto uno da vicino. 
Ma la nonna pare così… viva
Bussano alla porta. Mi alzo di scatto e vado ad aprire, scostandola appena. 
Scorgo solo metà del viso preoccupato della zia che mi sussurra: «Allora? Hai finito?»
«Quasi.» 
«Sbrigati, per favore! Non posso intrattenerli per molto.»
Richiudo la porta e torno dalla nonna. Ora ha un’espressione più rilassata. Mi viene un’idea. 
Rovescio la pochette e finalmente lo trovo. Il rossetto perfetto. Stavolta la nonna non fa nessun movimento.
È quello giusto.
Finisco il lavoro ed esco dalla camera. 
La zia è rimasta piantata sulla soglia, le faccio un cenno d’assenso, la scanso e attraverso il salotto per uscire di casa. 
Faccio appena in tempo a mettere i piedi sull’erba che sento un urlo disperato. La zia non deve aver apprezzato il mio rossetto blu con le stelline argentate.
Il sole illumina il giardino che la nonna ha curato per anni.
Guardo il cielo. È di un azzurro intenso, nemmeno una nuvola. 
Chissà che stelle ci saranno stasera. 
Sbircio da fuori la finestra che dà sulla stanza della nonna. 
Le sue labbra color blu stellato sono incurvate in un bellissimo sorriso.

Commenti

8 responses to “Make-up”

  1. Simpaticissimo!

  2. davideruscelli

    Quell’ironia sensibile da commedia d’autore che si dissipa nella tragedia, come un antibiotico alla sofferenza, è davvero pregevole. Ho condiviso il dolore della ragazzina per la perdita della nonna eppure alla fine ho accettato la scomparsa della donna con sollievo. Le labbra blu di rossetto, dipinte per un gesto inconsulto e bellissimo, cancellano per un attimo il colore della morte dal viso della nonna: per un attimo solamente quella donna è stata viva, viva dell’amore della propria nipote. Ti faccio i miei complimenti.

  3. gianluca.pratico

    È bellissimo Irene, complimenti. Un equilibrio perfetto di malinconia e ironia. Anche un po’ dissacrante, ma senza disturbare. Il finale commuove.

  4. Alessia Sparaco

    Ciao Irene. Il tuo racconto è leggero e delicato. Inizia con un filo di malinconia e si conclude con un filo di ironia. Il finale mi ha fatto sorridere, è stato piacevolmente inaspettato. Non so perché ma mi è venuto in mente che starebbe bene su Netflix. L’ho proprio immaginato come episodio pilot di una serie tv familiare. Complimenti!

    1. Irene

      Sarebbe proprio bellissimo poterne fare qualcosa a livello cinematografico. Magari un giorno, chissà! Grazie mille per il tuo commento 🙂

  5. Sab

    Bravissima! Non è facile approcciarsi ad un simile argomento con la grazia e la leggerezza che hai usato!

  6. Irene

    Ciao Laura, grazie mille del commento. Penso che a volte il modo migliore per reagire a qualcosa di molto triste sia un po’ di leggerezza, che in questo caso si trasforma in complicità tra nonna e nipote. Un saluto e grazie ancora!

  7. Davvero delizioso questo racconto. Mi è piaciuto molto il dialogo silenzioso tra la nonna e la ragazzina, con la salma che “reagiva” per la disapprovazione 🙂
    E la decisione di metterle il rossetto blu stellato mi ha fatto sorridere. Molto bello come finale, leggero nonostante si parli di un lutto. Brava, Irene 🙂

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