Sono le undici di sera, ma non vai mai a dormire prima dell’una, quando i sogni riescono a vincere la loro quotidiana battaglia con i pensieri della vita. Prendo il più profondo dei respiri prima di affidare il mio futuro a un ultimo tap sullo schermo. Invio il messaggio nella nostra chat. I rintocchi di mezzanotte faranno da chiusura al mio ultimatum. Poi spegnerò il telefono pur conscio di andare incontro alla più insonne fra le notti. E domani…
Non so se sei online. Hai blindato il tuo profilo a ogni tentativo di compromissione della privacy. Nessuna conferma di lettura. Accetterai il mio invito a uscire?
Sollevo il mio corpo dalla poltrona dello studio. Anche oggi il lavoro mi ha portato via troppo tempo. Ho trascurato le mie piante, la lavatrice e i piatti incrostati nel lavello. Ho sempre raccontato di essere solo per scelta, ma la verità che racconta il mio specchio, ogni mattina e ogni sera mentre mi lavo i denti, è un’altra. Sono solo per una scelta che ho delegato a un’altra persona. A te. Un’anima che ha il potere di condizionare ogni mia giornata. È sufficiente un messaggio, un trillo codificato dello smartphone, un suono ben preciso che ho associato da mesi al tuo profilo e che con il suo silenzio è in grado di accartocciare il mio cuore come faccio con l’involucro del delivery a fine cena.
Controllo il display. A volte il suono non arriva, a volte si può essere distratti. Nessuna notifica. Chissà se lo hai letto. Infilo lo smartphone nella tasca del pantaloncino che uso come pigiama e mi muovo, barcollante, verso la cucina. Accendo la luce, appoggio il cellulare sul tavolo e sotto con la spugna e il detersivo. Cerco di minimizzare il più possibile il flusso d’acqua, ma non per un fine economico. Più filantropico. La sensibilizzazione verso certe tematiche è alle stelle in questo periodo. Non è la mia realtà, ma è di certo la realtà di qualcun altro. E poi, chi lo sa, forse il karma mi restituirà il favore un giorno. Forse oggi. Forse tra qualche minuto.
C’è anche una vibrazione collegata alla notifica, ma lo smartphone resta inerte, oltre che silente. In quale sguardo mi imbatterò domani quando ti incontrerò sulle scale del tribunale? Riusciremo a scambiarci gli stessi sorrisi, meravigliosi e idioti allo stesso tempo? A difendere il cliente a spada tratta dagli attacchi dell’accusa, senza rinunciare al ritmo della nostra intesa?
Ricarico lo spruzzino per ridare linfa alle foglie delle piante tropicali che ho piazzato all’ingresso. Porto il cellulare con me, ostaggio delle mie impossibili richieste di riscatto. Lo sguardo rimbalza nella stanza sino a fermarsi su una piccola libreria che ho aggiunto di recente: uno scrigno fatto di possibilità e vie di fuga da una realtà così misera e ordinaria da stordire ogni emozione ribelle. Forse è per questo che mi sono così legato a te. Forse è per questo che in risalto, sulla mensola in alto, c’è il libro che mi hai regalato per il compleanno. All’interno, tra la copertina e la prima pagina, avevo infilato il tuo bigliettino di auguri: una frase ironica, perché è così che ci riconosciamo nei brevi istanti che riusciamo a condividere.
Estraggo l’ugello assieme al tubo pescante, e sfrutto l’acqua rimasta nel serbatoio per inumidire il terreno e lasciare che le radici assorbano i sali minerali di cui hanno bisogno. Ricompongo lo spruzzino e lo rimetto al suo posto in cucina. Resta solo la lavatrice da preparare e un timer da impostare.
Riporto lo sguardo sullo smartphone e qualcosa è cambiato. Il cuore si agita e si dimena come un pugile che freme per portare a casa un match. L’icona dell’app è comparsa in alto, sulla barra di stato. L’indice trema mentre trascino verso il basso la tendina delle notifiche. Sbircio pian piano come farebbe un incallito giocatore di poker con le sue carte, dopo aver chiamato un all in senza avere la certezza del punto e nella speranza che salga su una regina di cuori a completare la sua scala reale. Ma il nome che compare non è benzina per alimentare la mia anima, bensì acqua per spegnerla. È mia sorella che ha deciso di inviarmi le foto del battesimo della sua piccola. Tempismo perfetto.
Nessun suono. Nessuna vibrazione. Ovvio che non fosse lei. E sento che il mio cuore torna ad appiattirsi sul fondo della cassa toracica.
Apro la portafinestra: dal balconcino che affaccia sull’interno dell’isolato recupero la cesta in vimini della biancheria sporca. Noto che tutte le luci degli edifici limitrofi sono spente. Nessun suono, se non quello del traffico smorzato in lontananza. Riempio il cestello in acciaio della lavatrice e richiudo l’oblò frontale. Pigio rapidamente una sequenza di tasti che ho imparato a memoria e provo quasi fastidio nell’udire i bip striduli mandati indietro come feedback di conferma.
Il timer è impostato ed è tutto pronto, almeno in teoria, perché io vada a letto. Osservo lo smartphone, ma prima di leggere l’ora, spero che l’icona di un messaggio faccia capolino sul display. Tutto tace. Sono le undici e mezza e voglio credere al fatto che tu sia stanca o che tu abbia lasciato il telefono da qualche parte, forse sotto carica.
Spengo tutte le luci e mi sposto al buio, da felino mancato, verso la mia camera. Quasi mi immergo tra le morbide curve del materasso e cerco conforto nella carezza del cuscino. C’è solo lo schermo dello smartphone a colorare d’argento i contorni di una stanza in disordine e i lineamenti di un volto depresso, rassegnato a un rifiuto o, ancor peggio, al più imbarazzante dei ghosting. Potrei impostare i suoni di notifica al massimo e provare a dormire, ma come si fa a prendere sonno in una situazione come questa? Come mettere a tacere il rumore di un’anima che si tortura nell’attesa? No, resterò fedele al mio ultimatum.
Dannati pensieri. Vorrei essere quel tizio per cui ti prendesti una gran cotta lo scorso anno, così sicuro, raggiante e ammiccante, capace di attirare l’attenzione persino sorseggiando una banale tazza di caffè. Non ho mai avuto quel carisma, quella sicurezza. Ma almeno non ti ho mai spezzato il cuore. Non l’avrei mai fatto. Non ti avrei messa in secondo piano per il mio lavoro e congedata con un messaggio di poche parole.
Venti minuti alla mezzanotte. Ancora niente.
Scrollo la nostra chat verso l’alto e recupero alcuni dei vecchi messaggi. Tanta ironia, ma tante conversazioni profonde sul senso dell’amore e dell’amicizia. Sono veri e propri diari notturni, scritti a quattro mani, che raccontano di quanto un legame possa essere speciale e dare colore al grigiore che abbracciamo ogni giorno. E quella punta di colore balza all’occhio dell’anima e la cattura, perché se c’è qualcosa che è innato nell’uomo è riconoscere l’unicità da tutto il resto.
Nulla.
Forse ci ho messo troppo a capirlo, ma come potevo rischiare di perdere il legame più importante che abbia mai avuto nella mia vita? Anche in questo momento continuo a pensare di aver fatto una gran sciocchezza. Di essermi esposto in modo irreversibile. Ma non volevo inviarti il solito messaggio, l’ennesimo invito mascherato e censurato per non generare sospetti o il consueto accostamento di termini volutamente criptici e indecifrabili, se non da me, unica persona a custodire con morbosa gelosia la corretta chiave di lettura.
Silenzio.
È trascorso fin troppo tempo. Mi sento stupido. Ormai il messaggio lo avrai letto. Ora sai tutto, ma per te sarà ancora più difficile trovare le parole giuste per rifiutare e realizzare di dover scavare una fossa alquanto profonda sulla nostra amicizia, per seppellirla. E con lei tanti ricordi che arriverai a considerare falsi, artefatti, quando in verità erano i più genuini tra tutti. Di quelli da far invidia allo sciatto pattume di una società che ha fatto del copia e incolla il suo mantra, e guai a modificare anche solo una virgola del copione originale.
Cinque minuti alla mezzanotte. Nessuna risposta.
Sì, ho commesso il più grave degli errori. Spero che un giorno troverai il coraggio di perdonarmi per aver distrutto il nostro rapporto, per aver ceduto alla fragilità di un attimo, per aver svestito la corazza e lasciato che un sogno volasse via dal suo cassetto e si aggrappasse al mio spirito. In fondo, se tutto il mondo si comporta allo stesso modo è perché è così che deve andare. È così che…
Avverto la mia mano tremare, ma non per il groviglio emotivo che la mia coscienza tenta di manifestare. Un suono accompagna quella vibrazione: un segnale che ho imparato a conoscere e ad associare al mio sorriso.
Ce ne hai messo di tempo.
Il dubbio mi divora.
È un sì?
Credo che la percezione del tempo sia correlata alla misura di tutto il sospeso accumulato tra un battito cardiaco e il successivo.
Sei un cretino. Il mio. A domani.
E anche un messaggio scritto può infrangere con un chiasso assordante le barriere del silenzio.
In sospeso tra due battiti
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18 responses to “In sospeso tra due battiti”
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Ciao Claudio. Il tuo è un racconto incredibilmente attuale. Rispecchia il senso di solitudine e angoscia che credo caratterizzi un po’ l’epoca che stiamo vivendo. L’ho interpretato come un’allegoria che partendo dal microcosmo del protagonista ci mostra una verità universale. C’è una tensione sottile che accompagna il lettore, sostenuta dalla tua capacità di descrivere le gestualità, di equilibrare il ritmo tra tecnologia e sensazioni. Quell’attesa spasmodica mi ha ricordato non pochi momenti della mia vita. Ho apprezzato il finale, che restituisce la speranza. Come se restituisse anche un po’ di quella umanità che a volte la tecnologia ci sottrae. Complimenti!
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Ti ringrazio moltissimo per il tuo commento perché ha il carattere di una recensione scritta con estrema cura ed è in grado di rappresentare al meglio i temi che ho voluto inserire dentro questa storia: tecnologia, routine ed emozioni. È sempre bello quando un racconto da me scritto riesce a trasmettere così bene il suo messaggio. Grazie di cuore.
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Mi ha fatto un effetto particolare, perché ho vissuto in prima persona qualcosa di molto simile. Avevo pensato anch’io di farne un racconto, ma non mi sentivo in grado di trovare le parole giuste. Tu ci sei riuscito con grande maestria, scavando nel profondo. Anche le descrizioni dei gesti della quotidianità di uomo single mi hanno trascinato dentro la storia, con poche pennellate ci hai raccontato tutto del protagonista. Complimenti.
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Spero comunque che anche il tuo racconto, seppur simile magari nell’idea, trovi la sua strada in altre mille sfumature emotive che saprai dargli. Ti ringrazio tantissimo per i complimenti e per aver riconosciuto come quasi reale un personaggio nato su carta.
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Racconto che modernizza il concetto di solitudine, messaggi che diventano confessioni e schermi che ingigantiscono l’attesa frustrante della risposta. Ho apprezzato particolarmente questo stile in bilico fra prosa poetica e monologo interiore. Sono i dettagli a fare la differenza e sono state certe immagini ad aver lasciato su di me il segno più tangibile della tua scrittura, quindi i miei complimenti.
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Una bellissima considerazione la tua, considerando che la ricerca dell’equilibrio è uno dei miei target ogni volta che mi appresto a scrivere un racconto. Grazie davvero e contento ti sia piaciuto.
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Ho letto il tuo racconto e devo dire che non hai deluso le mie aspettative. Sei riuscito a ricreare momenti di vita sentimentali legati alla semplice notifica di quella risposta che chiunque attende. La speranza, l’attesa, l’incertezza e il coraggio sono tutti sentimenti importanti che si celano dietro “il messaggio tecnologico” e che tu hai saputo riprodurre a tal punto da spingere il lettore ad immedesimarsi nel personaggio. L’attesa a volte non ripaga, altre volte, per fortuna si. Ancora complimenti.
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Grazie per i complimenti Giovanni. Sono partito da un’idea semplice e poi, come spesso accade, si sono inseriti diversi momenti e la necessità di raccontare una bella gamma di emozioni all’interno di un contesto tecnologico e sociale che voleva essere abbastanza attuale. Contento che ci sia stata empatia con il protagonista della storia e con i suoi tormenti notturni ^^
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Ho letto il racconto di Claudio stringendo nel petto la stessa agitazione del protagonista in attesa di quel messaggio. Poi l’ho riletto e qualcosa è cambiato.
“Non so se sei online”, scrive — e le parti si ribaltano. Non sono più preoccupata per il protagonista: la storia è diventata un dialogo tra lui e me. Più vado avanti, più cresce il desiderio di rompere la barriera e rispondere. Vorrei mettere fine alla sua attesa, anche se non è davvero quello il mio ruolo.
L’autore ha la straordinaria capacità di creare una storia che pulsa nel tempo sospeso tra chi scrive e chi legge. Complimenti!-
Grazie mille per quello che potrei definire un metacommento. Un po’ come quando un film ci prende così tanto che vorremmo far qualcosa noi spettatori per il protagonista. Suggerirgli la cosa giusta da fare. Dirgli che andrà tutto bene. Contento di aver creato un ponte tra il fittizio e il reale che si crea quando si sfogliano le pagine di un libro (anche se digitale).
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Bravo Claudio
Hai reso perfettamente quella sensazione di attesa e sospensione prima di un momento importante — la mezzanotte, il messaggio, il dubbio. Si sente tutta la tensione e la solitudine del protagonista, ma anche un filo di speranza che lo tiene in piedi.
Bello anche il finale … letto tutto d’un fiato-
Grazie Enrica. E sulla tensione c’è da fare un bel ringraziamento alla editor Giulia che mi ha suggerito di fare una piccola modifica in grado di raddoppiare la forza di quella sensazione. Contento che ti sia piaciuto e che ti abbia tenuta incollata fino alla fine. Grazie di cuore.
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Molto bello. Lo stile è in equilibrio perfetto tra il neutro e il ricercato, la storia procede spedita tenendo il lettore sul crinale dell’attesa. Il finale apre a scenari di febbrile speranza, così comuni a tutte noi povere creature.
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Grazie Luca. In effetti scrivere una storia di questo tipo richiede un buon equilibrio, quasi da funambolo, mentre si cerca di tratteggiare le emozioni del protagonista. Sono molto contento che ti sia piaciuto.
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Bravo, Claudio. L’ho letto con il fiato sospeso, come se fossi stata io in trepidante attesa di un sì. Mi sono sentita sollevata quando finalmente è arrivata la risposta al messaggio, così come immagino si sia sentito risollevato il suo cuore dopo essersi “appiattito sul fondo della cassa toracica”. Bella questa immagine, così come: ” credo che la percezione del tempo sia correlata alla misura di tutto il sospeso accumulato tra un battito cardiaco e il successivo”. Complimenti 🙂
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Ti ringrazio Laura, non solo per il commento, ma anche per aver scelto due delle frasi secondo me più belle che ho inserito all’interno di questo racconto. Grazie davvero ^^
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Complimenti, Claudio. Il racconto riesce a mantenere viva l’attesa fino al finale, costruendo una tensione sottile attraverso quella gestualità e ritualità quasi meccanica che contrasta in modo raffinato con la materia del dilemma interiore del protagonista: i sentimenti. È particolarmente interessante la scelta di una voce maschile capace di esprimere una mascolinità gentile, sfumata, spesso confinata nella cosiddetta “friendzone”. Quando vengono rivelate le professioni dei due personaggi, mi è stato impossibile non pensare a Jimmy McGill e Kim Wexler: li ho immaginati, complici e silenziosi, mentre si passano una sigaretta sulle scale. Davvero un ottimo lavoro.
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Grazie Leyla. Un commento molto profondo il tuo. E magari loro sono una versione un po’ più giovane di Jimmy e Kim (serie meravigliosa) e meno disillusa dalla vita ^^
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